Il mio senso della giustizia


(dal web)


Il senso della giustizia per me è una condanna.
Lo dico seriamente.
Ho un innato senso della giustizia che mi condanna a non tollerare tutto ciò che è ingiusto. Ovviamente che è ingiusto secondo il mio metro di giudizio, che ho verificato peraltro varie volte con il pensiero altrui trovandolo abbastanza obiettivo.
Mai come in questo periodo di campagna elettorale (e vi assicuro che non parlerò di politica) ho sentito forte il richiamo della giustizia, del mettere le cose a posto.
Molte ingiustizie che vedo, sono frutto della prepotenza, dell'egoismo e dell'ignoranza.
Per me è una condanna nel senso che quando vedo qualcosa che lede un mio diritto o quello di un altro, un amico o una persona comunque a me vicina mi sento in obbligo di ristabilire o quanto meno condannare e cercare di modificare il comportamento ingiusto.
Naturalmente la maggior parte delle volte, questo mio agire, non produce alcun risultato, soprattutto se ho a che fare con qualche istituzione o ufficio pubblico in genere, così il mio senso di frustrazione aumenta a dismisura.
Vorrei tanto essere come quelli che "fanno spalluccia" qualunque cosa accade e passano oltre.
Io non passo oltre, mi ci infilo proprio in mezzo alle situazioni, facendomi a volte paladina dei diritti altrui fino protestare efficacemente per cause anche non mie.

Da quella volta che un impiegato allo sportello INPS ha risposto erratamente ad un poveretto che sconsolato se ne andava in preda ai dubbi e io, fermandolo, gli ho spiegato invece cosa doveva fare facendogli tornare il sorriso, a quella volta che avrei preso per il collo una impiegata in un ospedale perché trattava a malo modo due persone anziane, o di quello che leggo sui giornali o sento dire dai politici e in alcuni casi so (per conoscenza diretta) che le notizie sono false o quanto meno presentate in modo errato a beneficio di questo o quell'individuo e ancora quando cerco di fermare le "bufale" che girano sul web perché trovo stupida la loro diffusione, passando anche per l'insana abitudine di dover precisare qualcosa di impreciso perché potrebbe trarre in inganno qualcuno.

Dover tenere sotto controllo tutto, affinché nessuno si faccia male.

So da dove deriva questa pessima abitudine, da qualcosa che mi porto dietro fin da piccola, fa sempre parte di questo stupido modo di "proteggere" le persone e prendermi cura degli altri.

Oppure (si divertano gli astrologi) dal mio essere bilancia con sole e giove congiunti in settima casa, un mercurio congiunto a marte in sesta casa che mi fa partire in quarta unitamente al mio ascendente ariete e luna capricorno in decima casa.

Ecco perché, nonostante una scelta di studi che mi dovevano portare a lavorare con i bambini,  sono finita a studiare il diritto diventando giuslavorista e ho barcamenato la mia professione fra dipendenti e datori di lavoro, numeri da far quadrare e conflitti da sedare. 
Ecco perché negli anni ho avuto rapporti con sindacati, uffici pubblici, incarichi in commissioni e nel Consiglio dell'Ordine. 
Ed ecco perché mi sono fatta incastrare nella Consulta di Frazione e per fortuna sono riuscita a schivare come le bocchette problemi nelle assemblee di condominio.
Ecco perché ieri ho parlato inutilmente con un muratore albanese che stava facendo una cosa a danno di una proprietà comune.
A volte guardo divertita la faccia attonita di mio marito quando parto in quarta per le mie battaglie e so che lui pensa "questa, una volta o l'altra mi torna a casa sanguinante"...
Ecco perché ho sposato un uomo "giusto" e che ha a che fare con la giustizia.

Io sono così, combatto le mie battaglie spesso con l'ironia e quasi sempre con il sorriso, ma vado avanti come un caterpillar fino a quando ho ristabilito l'ordine delle cose o il muro è troppo robusto per le mie forze.

E anche perché la ricerca del giusto, impresa titanica, mi fa sentire bene con me stessa... in fondo.



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