La narratrice di pensieri. (Twitter)




Non é vero che non si capisce il carattere delle persone su twitter. Una maschera si può indossare ma solo per un po’.
Interessante per esempio osservare quelli che dopo anni sono ancora sul social, sono gli abitanti autoctoni che non si fanno scalfire dal quotidiano.

Gli autoctoni hanno trovato un buon equilibrio fra vita e social. Spesso sono persone equilibrate. Che non contano follow e defollow. Che vedono gente andare e venire e non per questo cambiano modo di essere.
Gli autoctoni sono punti di riferimento. Per me meritano di essere seguiti solo per questo.

Poi c’è chi va e viene continuamente. Come una banderuola sferzata dal vento. Ora ci sono, ora non più. Giocano a nascondino. In fondo hanno un loro equilibrio solo che la bilancia pende un po’ di qui e un po’ di là. Noi possiamo far poco per trattenerli.
Le banderuole hanno un loro equilibrio dicevo, sono che destabilizzano gli altri. Diciamo che non li assumerei come dipendenti. Troppo rischio.
Poi ci sono gli insicuri. Quelli che trovano serenità solo se sono seguiti. Anche se non sempre hanno tanto da dire. Gli insicuri cercano continue gratificazioni. Di fatto Twitter, per loro, é una medicina. Un terapeuta multiplo.

Poi ci sono quelli che di maschere ne hanno alcune. Forse é per questo che é più difficile capire come sono fatti.
Difficile cada la maschera, soprattutto se il gioco lo conducono loro. È invece quando non segui il loro copione che scoprono il fianco.
Chi bluffa, se gli scopri le carte, si arrabbia tantissimo. Di solito blocca e spesso si cancella per preparare altre maschere e tornare.

Poi ci sono quelli che al posto della maschera usano l’arroganza. Che é comunque una maschera. Serve a nascondere le frustrazioni.
Tutti coloro che prima o poi finiscono vittima degli arroganti, dovrebbero ricordare cosa li muove, e non diventare la loro medicina.

Poi ci sono i permalosi quelli che se non gli rispondi come vogliono si offendono e a volte ti offendono andandosene.
Questi li ho aggiungi ora, avevo dimenticato che sono un classico di quando vuoi fare un discorso serio. Li chiamerei i disturbatori, quelli che intervengono a gamba tesa, di solito fuori dal contesto e si arrabbiano se non gli rispondi come vorrebbero.

E poi ci sono quelli che osservano, che catalogano ogni cosa perché é quello che sono abituati a fare nella vita, che elaborano il tutto e fanno uscire i pensieri sotto forma di parole.
Ecco questa sono io. ..... La narratrice.

Il resto alla prossima puntata.....

Commenti

  1. Sei il mio filo narrante da quasi due annetti AzzyMia.. tra un pochino con tutto questo filo ci facciamo un bel maglioncino.Di cachemire, ovviamente perché noi siamo "CHIC" =)

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  2. E quelli che si perdono...... E poi ritrovano la strada dopo tanti sentieri :) ?

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  3. E quelli che si perdono...ma ritrovano il sentiero e ritornano???? ;)

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  4. E poi ci sono i veri catalogatori, quelli che, per professione, studiano da 10 anni i social sotto gli aspetti psicologico, clinico e sociologico. Gente che, in via ovviamente ipotetica, ha magari pubblicato già due articoli su riviste "serie". Sono persone che ridacchiano dei moltissimi "catalogatori" dilettanti perché sannpo che i meccanismi che sottendono al social sono molto meno semplici e semplicistici. Loro lo devono sapere perché è parte del loro lavoro, non del loro hobby. Come li cataloghiamo questi?

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    1. Sono dei professionisti che leggerei molto volentieri. Non dei domatori di numeri come me che sui Social ci stanno per hobby. Sarei lieta veramente di leggere quegli articoli se li vuoi segnalare.

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    2. E poi ci sono quelli che amano criticare come Eidolon ma che, invitati a partecipare concretamente alla discussione, si tirano indietro. E' come lanciare il sasso e ritirare la mano.
      Peccato, un'occasione persa.

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  5. Sempre lucidi i tuoi commenti. Mi complimento ancora una volta con te e alla prossima ;)

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